Atena tra Omero e la glittica: dalla dea di Ulisse alle gemme incise
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Per quasi tremila anni Atena ha continuato a riapparire nell’immaginario occidentale. Nei poemi di Omero è guerriera, consigliera e protettrice; nell’arte antica diventa una figura immediatamente riconoscibile attraverso pochi attributi; nelle gemme incise, infine, la sua identità viene concentrata nello spazio di pochi millimetri.
Nel 2026 Atena è tornata anche sul grande schermo con The Odyssey di Christopher Nolan, interpretata da Zendaya. È una nuova interpretazione di una relazione antichissima: molto prima del cinema, Atena era già la divinità che accompagnava Ulisse attraverso la guerra, il viaggio e il ritorno.
Atena nell’Iliade e nell’Odissea
Nell’Iliade, Atena appartiene al mondo della guerra, ma rappresenta una forma di forza profondamente diversa dalla violenza impulsiva di Ares. La sua è una forza governata dall’intelligenza, dalla strategia e dalla capacità di controllare l’azione.
All’inizio del poema è Atena a trattenere Achille quando la sua collera contro Agamennone sta per trasformarsi in violenza. Durante la guerra accompagna Diomede e sostiene gli Achei, intervenendo non tanto come personificazione della furia militare, quanto come intelligenza applicata al combattimento.
Nell’Odissea questo carattere diventa ancora più evidente. La guerra è terminata e per sopravvivere non basta più essere il guerriero più forte. Ulisse deve osservare, attendere, nascondere la propria identità, riconoscere il momento opportuno e controllare le proprie reazioni.
Atena diventa allora la sua grande alleata. Intercede presso gli dèi, sostiene Telemaco, assume sembianze umane per offrire consigli, modifica l’aspetto di Ulisse e lo accompagna nel delicato ritorno a Itaca.
La dea sembra riconoscere nell’eroe qualcosa che appartiene anche alla propria natura: intelligenza, capacità strategica, adattamento e controllo.
Per questo Atena è molto più della generica “dea della saggezza”. Nella sua figura convivono forza e ragione, guerra e disciplina, protezione e capacità di scegliere il momento giusto per agire.
Quando questa complessità deve diventare immagine, tuttavia, agli artisti antichi bastano pochi segni.
Come riconoscere Atena
Atena è una delle divinità più facilmente riconoscibili dell’arte greca e romana perché la sua identità visiva si costruisce attraverso un insieme relativamente stabile di attributi.
Il più immediato è l’elmo, spesso crestato. A questo si aggiungono lancia e scudo, che la dea può impugnare oppure tenere accanto a sé. Nello spazio estremamente ridotto di una gemma, questi elementi possono già essere sufficienti a identificarla.
Un altro attributo fondamentale è l’egida, indossata sul petto o sulle spalle e frequentemente associata al gorgoneion, la testa di Medusa. L’immagine della Gorgone diventa così parte dell’armatura e dell’identità visiva della dea.
Poi c’è la civetta, strettamente associata ad Atena e alla città di Atene. Nella glittica, la dea può essere evocata anche attraverso la combinazione delle sue armi e della civetta: un esempio efficace di quanto l’iconografia antica potesse funzionare come un vero linguaggio di segni.
Altri attributi dipendono dal tipo iconografico. Atena può essere accompagnata da un serpente oppure tenere nella mano una piccola Nike, la personificazione della Vittoria.
È proprio quando questi attributi vengono trasferiti sulla superficie di una pietra che il linguaggio di Atena incontra pienamente quello della glittica.
Atena nelle gemme incise
Una statua può essere alta diversi metri. Una gemma destinata a essere portata sul corpo può misurare poco più di un centimetro.
La sfida dell’incisore non consiste semplicemente nel rimpicciolire un’immagine, ma nel comprendere quali elementi siano indispensabili perché quell’immagine continui a essere riconoscibile.
L’elmo diventa una linea attorno al profilo, la lancia una sottile incisione verticale, lo scudo una forma circolare. Un’intera divinità può essere concentrata nello spazio occupato dalla pietra di un anello.
Il volto di Athena Parthenos inciso nella pietra
Uno degli esempi più straordinari è un intaglio attribuito all’incisore Aspasios, oggi conservato al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo.
Atena è rappresentata di profilo con un elmo riccamente elaborato, in un intaglio su diaspro sanguigno datato al I secolo d.C. La montatura è moderna, ma l’immagine è incisa direttamente nella pietra. Il soggetto deriva dall’Athena Parthenos, la celebre immagine della dea legata alla tradizione di Fidia.

Intaglio con testa di Athena Parthenos, attribuito ad Aspasios, I secolo d.C., diaspro sanguigno.
Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme
Questa gemma mostra quanto poco sia necessario per rendere Atena riconoscibile. Non vediamo né una battaglia né una scena narrativa: il profilo, l’elmo e la precisione degli attributi sono sufficienti.
Il volto è ormai diventato quasi un emblema.
Dalla statua monumentale a una gemma di 13 millimetri
Un secondo esempio rende ancora più evidente il processo di miniaturizzazione.
Il Metropolitan Museum of Art conserva una pietra romana in plasma, una varietà verde di calcedonio, che misura appena 1,3 centimetri. Il museo identifica l’immagine come una derivazione dalla celebre Athena Parthenos di Fidia, realizzata nel V secolo a.C. per il Partenone.

Pietra da anello in plasma con Athena Parthenos, romana, ca. I secolo a.C.–III secolo d.C., 1,3 cm.
The Metropolitan Museum of Art
Il contrasto è straordinario: un’immagine concepita nella tradizione di una delle statue monumentali più celebri del mondo greco viene condensata in una pietra poco più grande di un’unghia.
È una delle caratteristiche più affascinanti della glittica: la scala cambia radicalmente, ma l’identità dell’immagine sopravvive.
Atena e l’egida: dalla figura al cammeo
La glittica non utilizza però soltanto l’intaglio, nel quale l’immagine viene scavata all’interno della pietra.
Un magnifico cammeo in sardonica della fine del I secolo a.C., oggi conservato nel Cabinet des Médailles della Bibliothèque nationale de France, mostra Atena di profilo mentre indossa l’egida.
La gemma è antica; la ricca montatura in oro smaltato che oggi la circonda venne invece realizzata molto più tardi, alla fine del XVII secolo, da Josias Belle.

Atena con l’egida, cammeo in sardonica, fine I secolo a.C.
Cabinet des Médailles, Bibliothèque nationale de France, Babelon 17.
Qui la narrazione è scomparsa quasi completamente. Non ci sono battaglie o altri personaggi. Il profilo, l’elmo e l’egida sono sufficienti per identificare la dea.
Ma cambia anche il rapporto tra immagine e pietra.
Nell’intaglio la figura viene scavata sotto la superficie; nel cammeo emerge invece in rilievo. Gli strati naturali della sardonica permettono all’incisore di utilizzare le differenze cromatiche della gemma come parte stessa della composizione.
La pietra, quindi, non è semplicemente il supporto dell’immagine: contribuisce a costruirla.
Un’immagine che continua a essere incisa
La fine del mondo antico non segnò la fine di Atena nella glittica.
Le gemme continuarono a essere conservate, collezionate, studiate e reinterpretate. Nel corso dei secoli, e con particolare intensità tra Settecento e Ottocento, gli incisori europei continuarono a confrontarsi con il repertorio dell’antichità.
Un esempio particolarmente significativo è l’Intaglio of the Head of Athena realizzato dall’incisore italiano Luigi Pichler intorno al 1854.
Pichler incise Atena in zaffiro, scegliendo ancora una volta di affidarne l’identità al solo profilo elmato. La gemma porta inoltre la firma dell’artista incisa in caratteri greci. È oggi conservata al Walters Art Museum di Baltimora.

Luigi Pichler, Intaglio of the Head of Athena, ca. 1854, zaffiro.
The Walters Art Museum, Baltimore
Il confronto con le gemme antiche è illuminante.
Più di diciotto secoli dopo, il principio rimane sorprendentemente simile: Atena può essere riconosciuta attraverso il rapporto tra volto, elmo e pietra.
La gemma di Pichler ricorda quindi che la storia della glittica non è semplicemente quella di un’arte antica scomparsa. Le immagini continuano a essere incise, studiate e trasformate.
Cambiano gli artisti, le pietre, gli stili e le persone che le portano o le collezionano. Rimane il desiderio di affidare un’immagine alla materia.
Dalla gemma antica al cammeo contemporaneo
È all’interno di questa lunga storia iconografica che si colloca l’Atena di Sigillum Stones.
Il nostro cammeo non è la replica di una singola gemma antica. Riprende invece un linguaggio che si è formato e trasformato nel corso dei secoli: il profilo, l’elmo, la compostezza del volto e la forma ovale appartengono alla tradizione attraverso la quale Atena è passata dalla scultura monumentale alla gemma, dalla figura intera al busto, dall’immagine pubblica a un oggetto da portare sul corpo.
Nel nostro anello il soggetto è scolpito in madreperla grigia Tahitiana, un materiale molto diverso dalle corniole, dai diaspri, dalle ametiste e dai calcedoni delle gemme antiche.
Le iridescenze naturali della madreperla modificano continuamente la percezione dell’immagine. A seconda della luce, la superficie può assumere tonalità argentee, verdi, rosate o quasi nere, facendo sì che materia e figura cambino insieme.
→ Scopri l’Anello Sigillo Atena in madreperla grigia Tahitiana

Cammeo di Atena inciso in madreperla grigia Tahitiana e montato su anello sigillo.
Sigillum Stones, Italia.
Da Omero alle gemme antiche, fino al gioiello contemporaneo, la forma della dea cambia. Ciò che rimane è forse ciò che meglio spiega la sua persistenza nell’immaginario: una forza che non coincide con l’impulso, ma con l’intelligenza capace di guidare l’azione.
Dall’archivio alla pietra
La glittica ha permesso alle immagini di attraversare il tempo in una forma straordinariamente intima. Figure che appartenevano ai poemi, ai templi e alla scultura monumentale potevano essere concentrate nello spazio di una gemma e portate quotidianamente sul corpo.
In Sigillum Stones continuiamo a esplorare questo antico linguaggio attraverso cammei, intagli e anelli sigillo realizzati in Italia, scegliendo immagini provenienti dalla mitologia, dalla storia e dall’iconografia della glittica e reinterpretandole attraverso la pietra.